Consulenza immobiliare
05 maggio 2022
Come calcolare la plusvalenza su una seconda casa ?
Winter Immobilier ti dice tutto, riguardo allla plusvalenza, sulla rivendita di una seconda casa!

Una residenza secondaria oggetto di rivendita, sia acquistata attraverso un acquisto immobiliare che come parte di un’eredità, può generare una plusvalenza immobiliare, soggetta a tassazione. Winter Immobilier ti consiglia su come calcolare la tua plusvalenza immobiliare e stimare l’aliquota forfettaria di tassa a cui sarà soggetta: quali costi detrarre per ridurre la plusvalenza imponibile su una seconda casa? In quali casi sei esentato dall’imposta sulle plusvalenze sulla rivendita di una seconda casa?
Determinare l’importo della base della plusvalenza sulla rivendita di una residenza secondaria
Per conoscere la base imponibile della tua plusvalenza immobiliare sulla rivendita della tua seconda casa, è necessario prima calcolare la plusvalenza lorda, dalla quale poi si possono detrarre vari costi di acquisto e vendita. La plusvalenza lorda è costituita dalla differenza tra il prezzo di acquisto della tua seconda casa e il suo prezzo di rivendita.
In caso di eredità, il prezzo di acquisto utilizzato per fare tale differenza sarà la stima su cui si è basato il notaio nel dividere l’eredità del defunto. Il calcolo della plusvalenza lorda è finora molto semplice: se la tua residenza secondaria è stata acquistata per 200.000 euro (o stimata in 200.000 euro durante la successione), e la rivendi a 250.000 euro, la tua plusvalenza lorda è di 50.000 euro.
Diminuire la plusvalenza su una residenza secondaria detraendo i costi
Prima di essere tassato, l’importo della plusvalenza può essere comunque ridotto, adeguando l’aumento del prezzo di acquisto e la riduzione del prezzo di vendita. Le aliquote fiscali e gli oneri sociali si applicano alla plusvalenza netta, ovvero al netto delle detrazioni e delle indennità.
Aumentare il prezzo di acquisto al prezzo fisso o ai costi effettivi
La plusvalenza imponibile si riduce dell’aumento del prezzo di acquisto grazie alla presa in considerazione delle spese di lavoro. Esistono due strade, e non rispondono alle stesse condizioni. Le spese effettive si deducono su fatture d’impresa, indipendentemente dalla durata di detenzione dell’immobile. La maggiorazione forfettaria del 15% è invece riservata al caso in cui tu rivenda oltre 5 anni dopo l’acquisto. Sono possibili diversi casi:
- I lavori sono stati eseguiti nella residenza secondaria sin dalla sua acquisizione e questi lavori sono stati svolto da professionisti, a supporto delle fatture
- I lavori sono stati eseguiti dal proprietario stesso
- La residenza secondaria non è stata oggetto di lavoro
Negli ultimi due casi non sarà possibile detrarre dal valore aggiunto le spese dei lavori ai costi effettivi, ma sarà invece possibile applicare una maggiorazione fissa del 15% sul prezzo di acquisto, che ha l’effetto di ridurre la plusvalenza. Nel primo caso bisognerà valutare se sia più valido aumentare il prezzo di acquisto dell’importo effettivo delle spese sostenute per l’opera, oppure applicare la maggiorazione fissa del 15%.
Una precisazione che vale la pena conoscere: il forfait del 15% si applica senza dover dimostrare che i lavori siano stati realmente eseguiti, purché sia soddisfatta la condizione dei 5 anni. Un proprietario che non ha fatto eseguire alcun lavoro vi ha quindi diritto allo stesso titolo di un altro. Questo forfait si applica solo agli immobili edificati, mai a un terreno nudo.
Oltre alle spese di lavoro, anche i costi e le spese di acquisto possono gonfiare il prezzo di acquisto dell’immobile, e quindi ridurre la plusvalenza imponibile: anche in questo caso è possibile detrarre le spese effettive (notarile e di registrazione), oppure applicare un forfait del 7,5%, che andrà ad aggiungersi al forfait del 15% legato alle spese per lavori. Nel caso di plusvalenza lorda di 50.000 euro come sopra indicato, l’aumento del prezzo di acquisto al 7,5 + 15%, ovvero 45.000 euro in più su un immobile acquistato a 200.000 euro, permette di ridurre la plusvalenza a 5.000 euro!
Diminuire il prezzo di vendita detraendo i costi
D’altra parte, anche il prezzo di rivendita dell’immobile può essere modificato legalmente al fine di ridurre la plusvalenza imponibile dell’immobile. Al contrario, sarà ridotto dei costi relativi alla vendita, che ridurranno ulteriormente la differenza con il prezzo di acquisto. I costi che possono essere detratti dal prezzo di vendita nel calcolo della plusvalenza sono in particolare le spese di agenzia, l’IVA pagata, e le spese di compilazione del dossier di diagnostici tecnichi (DPE, ecc.).
Calcola l’importo dell’imposta sulla plusvalenza della tua residenza secondaria
Applicare sconti
La plusvalenza netta realizzata sulla vendita della tua seconda casa è tassata ai fini dell’imposta sul reddito e dei prelievi sociali. Ma per ciascuna di queste tasse sono previste delle detrazioni a seconda della durata della proprietà dell’immobile. Per l’imposta sul reddito, l’aliquota è del 6% annuo dal 6° al 21° anno, poi del 4% per il solo 22° anno. Non si tratta quindi di una progressione graduale, ma di un tasso costante seguito da un saldo. L’esenzione dall’imposta sul reddito si acquisisce oltre i 22 anni di detenzione.
I prelievi sociali seguono un ritmo molto più lento. L’abbattimento è dell’1,65% annuo dal 6° al 21° anno, dell’1,60% al 22°, poi passa al 9% annuo dal 23° al 30°. L’esenzione totale interviene solo dopo 30 anni. Tra i 22 e i 30 anni di detenzione, la tua plusvalenza sfugge quindi all’imposta sul reddito pur restando soggetta ai prelievi sociali, il che sorprende spesso i venditori.
Esiste inoltre un abbattimento eccezionale, previsto dall’articolo 150 VE del CGI, nei comuni in cui l’offerta e la domanda di alloggi sono sbilanciate. Nizza ne fa parte. La sua aliquota raggiunge il 60%, portata al 75% nel perimetro di una grande operazione urbanistica o di una convenzione di rivitalizzazione territoriale, e all’85% quando l’acquirente si impegna a realizzare una quota di alloggi sociali o intermedi.
La sua reale portata è spesso fraintesa, e merita di essere approfondita. Questo abbattimento presuppone che l’acquirente si impegni nell’atto a costruire, a demolire e ricostruire, oppure a ristrutturare integralmente per produrre immobili abitativi collettivi nuovi, con un completamento entro quattro anni. Non si applica quindi mai a una rivendita classica a un privato che intende abitare l’alloggio, ma a una cessione a un operatore. Il dispositivo vale per le promesse di vendita firmate fino al 31 dicembre 2027. Se il tuo immobile interessa a un promotore, il risparmio fiscale pesa molto nella negoziazione del prezzo.
Applicare aliquote fiscali forfettari
Le aliquote fiscali possono essere applicate all’importo della plusvalenza dopo il calcolo delle detrazioni. Con un’aliquota fissa del 17,2% per i prelievi sociali e un’aliquota fissa del 19% per l’imposta sul reddito, l’aliquota d’imposta complessiva per la plusvalenza sulla seconda casa è del 36,2%.
Questa aliquota del 17,2% merita una precisazione per il 2026. La legge di finanziamento della sicurezza sociale ha aumentato quest’anno la CSG sui redditi da patrimonio, portandone la tassazione complessiva al 18,6%. Le plusvalenze immobiliari sono espressamente escluse da questo aumento e restano al 17,2%. L’aliquota globale del 36,2% è quindi invariata, contrariamente a quanto lasciano intendere molte pubblicazioni.
Applicare l’imposta aggiuntiva sulle plusvalenze significative
Si prega di notare che in alcuni casi di plusvalenze elevate, viene applicata una maggiorazione. Tale imposta aggiuntiva riguarda plusvalenze superiori a 50.000 euro previa applicazione delle detrazioni. Il suo tasso varia dal 2 al 6% a seconda dell’importo della plusvalenza.
Come essere esentati dall’imposta sulla plusvalenza di una seconda casa?
La plusvalenza realizzata sulla vendita di una residenza principale è esente dall’imposta sul reddito. Nell’ambito della vendita di una seconda casa, invece, solo pochi casi danno luogo ad esenzione.
Il primo riguarda l’importo della vendita. L’esenzione si applica quando il prezzo di cessione non supera i 15.000 euro, non quando è il guadagno a restare sotto questa soglia. La sfumatura cambia tutto, un immobile venduto a 200.000 euro che genera solo 3.000 euro di plusvalenza non è esente. La soglia si valuta per quota, cosicché una coppia che detiene l’immobile in parti uguali dispone di 15.000 euro ciascuno, ossia 30.000 euro in totale. Con quote disuguali, questo ragionamento non regge.
Il secondo riguarda la prima cessione di un alloggio diverso dalla residenza principale. Contrariamente a quanto si crede spesso, non dipende dalla durata per cui hai detenuto il bene venduto. Due condizioni la regolano. Non devi essere stato proprietario della tua residenza principale nei quattro anni precedenti la vendita, e devi reimpiegare il prezzo nell’acquisto o nella costruzione della tua residenza principale entro ventiquattro mesi. L’esenzione riguarda quindi solo la frazione di prezzo effettivamente reimpiegata, e si utilizza una sola volta nella vita.
Se la tua seconda casa è detenuta tramite una società civile immobiliare, il calcolo segue altre regole, che approfondiamo nel nostro articolo dedicato alla plusvalenza immobiliare in SCI.
Vendere dall’estero: cosa cambia per un non residente
Una parte importante dei proprietari di seconde case sulla Costa Azzurra vive fuori dalla Francia. L’aliquota d’imposta sulla plusvalenza non cambia, resta al 19% ai fini dell’imposta sul reddito, e gli abbattimenti per durata di detenzione si applicano allo stesso modo.
I prelievi sociali, invece, dipendono dal tuo regime di sicurezza sociale. Se rientri in un regime obbligatorio di un paese dello Spazio economico europeo, della Svizzera o del Regno Unito, e non sei a carico di un regime francese, sei esonerato da CSG e CRDS. Resta dovuto solo il prelievo di solidarietà del 7,5%, contro il 17,2% per un residente di un paese terzo. Il divario si avvicina ai dieci punti, e si traduce in migliaia di euro su una normale vendita a Nizza.
La designazione di un rappresentante fiscale accreditato è in linea di principio obbligatoria, con quattro esenzioni. Risiedi in uno Stato dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo legato alla Francia da una convenzione di assistenza amministrativa, il prezzo di cessione non supera i 150.000 euro, la plusvalenza è già totalmente esente per durata di detenzione, oppure il bene venduto è la tua ex residenza principale in Francia.
Esiste infine un’esenzione specifica per l’ex residenza principale di un espatriato, ma è più ristretta di quanto si creda spesso. È riservata ai cittadini di uno Stato dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo legato alla Francia da una convenzione di assistenza amministrativa, il che esclude ad esempio un francese residente negli Stati Uniti, in Svizzera o nel Regno Unito. È limitata a 150.000 euro di plusvalenza netta, vale per un solo alloggio per contribuente, e presuppone di essere stati domiciliati fiscalmente in Francia in modo continuativo per almeno due anni in un momento qualsiasi. La vendita deve avvenire entro e non oltre il 31 dicembre del decimo anno successivo alla tua partenza dalla Francia, salvo il caso in cui tu abbia conservato la libera disponibilità del bene.
Winter Immobilier ti consiglia per la tua futura rivendita a Nizza
La fiscalità raramente si decide da sola, dipende prima di tutto dal prezzo a cui vendi. Una stima del tuo immobile ti permette di misurare la plusvalenza reale prima di impegnarti, e la nostra pagina dedicata alla vendita di un immobile a Nizza descrive le tappe successive.
Desideri maggiori consigli sulla rivendita immobiliare e più in particolare conoscere le tendenze del mercato di Nizza? Non esitate a visitare la nostra agenzia immobiliare a Nizza Gambetta o contattare direttamente uno dei nostri consulenti per telefono!


